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La cultura della bicicletta in Italia

Negli anni del boom l'italiano medio si era disinnamorato della bicicletta. Forse la considerava un mezzo troppo umile, che ricordava da vicino le fatiche delle generazioni che avevano combattuto le due guerre mondiali, le quali potevano permettersi un solo mezzo di trasporto, uno semplice ed economico. Così nei ruggenti anni Sessanta la bici era diventata un mezzo per "poveracci". Si è liberata a fatica di questo stigma, solo in anni recentissimi.

Fra millennial e sensibilità ecologica

La doppia recessione dello scorso decennio ci ha messo lo zampino, ma è anche vero che si è tornati ad inforcare in massa la bici perché i più giovani in molti casi non hanno interesse ad acquistare un'automobile. Lo status symbol è altrove, e anche il traffico infernale delle metropoli ha contribuito a far sviluppare una mentalità più ecologica: le bici le recuperano i nonni dagli scantinati, e se la vivibilità del quartiere lo permette, anche le mamme con bambini. E poi è cool: alcuni modelli sfiorano costi di diverse migliaia di euro, e i "millennial" le sognano come le Ferrari.

Aspirando all'Olanda

L'Italia non è ancora al livello dei Paesi Bassi, ma è indubbio che la sensibilità nei confronti della bici aumenta, e non solo in regioni all'avanguardia come l'Emilia Romagna o la Lombardia: a Roma si vuole completare il GRAB, il raccordo anulare delle bici, Napoli le dedica festival e anche Bari è in prima fila nell'aumento delle piste ciclabili.

La politica per lo più si disinteressa al fenomeno: peccato, perché il movimento su due ruote esiste, ed è sempre più forte. Su questo sito verrà raccontato in tutte le sue sfaccettature.